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Luigi non ha scritto molto. La ho fatto in età matura e nella vecchiaia, quando la sua vita attiva glielo ha finalmente concesso. Fino ad allora si è limitato ad alcune riflessioni (vedi. Note di diario del 1969) e a pubblicare con devozione alcuni scritti del padre Ceccarius raccolti nel volume Letture Romane.
Poi, dal 1990, ha iniziato a dedicarsi al suo argomento preferito, la storia. Di Roma. Non quella nota, quella importante. Ha raccontato le vicende e i personaggi minori, sconosciuti, difendendone il ricordo. Ha interpretato inconsciamente quella tendenza al minimalismo storico, ora tanto apprezzata. La sua memoria prodigiosa ci ha fatto rivivere eventi del periodo che amava di più, quello del passato prossimo, di Roma l’altro ieri La serietà nella ricerca non gli ha impedito di usare uno stile inconfondibilmente “leggero”, piacevole, divertente, mai grave o noioso. Insomma ha proprio celebrato quei due significativi versi di Pascarella che amava tanto:
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Non ce se pensa e stamo all’osteria;
Ma invece stamo tutti ne la storia.